Elyon (עליון): esegesi di un passo steineriano

Analisi di Genesi 14:18-20 alla luce di Rudolf Steiner. Esegesi e filologia di Frater SRH

E Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote dell’Iddio altissimo.
Ed egli benedisse Abramo, dicendo: “Benedetto sia Abramo dall’Iddio altissimo, padrone dei cieli e della terra!
E benedetto sia l’Iddio altissimo, che ti ha dato in mano i tuoi nemici!”. E Abramo gli diede la decima di ogni cosa.

Genesi 14:18-20 tratti dalla Nuova Riveduta 2020


In ebraico masoretico i tre versetti hanno questa scrittura:

וּמַלְכִּי־צֶ֙דֶק֙ מֶ֣לֶךְ שָׁלֵ֔ם הֹוצִ֖יא לֶ֣חֶם וָיָ֑יִן וְה֥וּא כֹהֵ֖ן לְאֵ֥ל עֶלְיֹֽון׃
וַֽיְבָרְכֵ֖הוּ וַיֹּאמַ֑ר בָּר֤וּךְ אַבְרָם֙ לְאֵ֣ל עֶלְיֹ֔ון קֹנֵ֖ה שָׁמַ֥יִם וָאָֽרֶץ׃
וּבָרוּךְ֙ אֵ֣ל עֶלְיֹ֔ון אֲשֶׁר־מִגֵּ֥ן צָרֶ֖יךָ בְּיָדֶ֑ךָ וַיִּתֶּן־לֹ֥ו מַעֲשֵׂ֖ר מִכֹּֽל׃

In greco, nella LXX (Versione dei Settanta), i tre versetti hanno questa scrittura:

καὶ Μελχισέδεκ βασιλεὺς Σαλὴμ ἐξήνεγκεν ἄρτους καὶ οἶνον· ἦν δὲ ἱερεὺς τοῦ θεοῦ τοῦ ὑψίστου.
καὶ ηὐλόγησεν τὸν Ἀβρὰμ καὶ εἶπεν Εὐλογημένος Ἀβρὰμ τῷ θεῷ τῷ ὑψίστῳ, ὃς ἔκτισεν τὸν οὐρανὸν καὶ τὴν γῆν·
καὶ εὐλογητὸς ὁ θεὸς ὁ ὕψιστος, ὃς παρέδωκεν τοὺς ἐχθρούς σου ὑποχειρίους σοι. καὶ ἔδωκεν αὐτῷ δεκάτην ἀπὸ πάντων.


Facciamo qualche precisazione per chi non ha idea di alcuni aspetti importanti dell'esegesi e della filologia veterotestamentaria. Con testo masoretico si intende la versione ebraica della Bibbia ufficialmente in uso fra gli ebrei. Viene spesso utilizzata come base per traduzioni dell'Antico Testamento da parte dei cristiani. Essa venne composta, edita e diffusa da un gruppo di ebrei noto come Masoreti fra il primo e il X secolo d.C. Contiene varianti, alcune significative, rispetto alla più antica versione greca detta dei Settanta.
Mentre per Versione dei Settanta (dal nome latino Septuaginta; indicata pure con LXX o Ο' secondo la numerazione latina o greca) si intende la versione dell'Antico Testamento in lingua greca. Essa è la traduzione di un testo ebraico antico leggermente diverso dal testo tramandato dal giudaismo rabbinico. Secondo la lettera di Aristea sarebbe stata tradotta direttamente dall'ebraico da 72 saggi ad Alessandria d'Egitto; in questa città cosmopolita e tra le maggiori dell'epoca, sede della celebre Biblioteca di Alessandria, si trovava un'importante e attiva comunità ebraica.
Infine, per Nuova Riveduta (la traduzione italiana ivi usata) si intende una Bibbia molto diffusa nel mondo protestante, evangelico e primitivista; i quali, rifacendosi al principio "Sola Scriptura" di Lutero, affermano di valorizzare al massimo il testo biblico in chiave moderna, ritenendolo unica fonte da cui attingere per conoscere quello che essi chiamano dio. Ciò che la rende interessante, in relazione ad altre traduzioni quali la CEI, specie nell'edizione del 2020 (quella da noi optata per questa analisi) è che questa traslitterazione ha la particolarità di tenersi al passo con le evoluzioni della lingua italiana e con gli ultimi ritrovamenti archeologici.
Fatte le doverose premesse per mettere il lettore non esperto di questi temi nella giusta prospettiva, cominciamo a fare analisi di questi versetti che mostrano interessanti spunti di riflessione, specie se paragonati a quanto si è appresso dagli studi di Rudolf Steiner e inseriti nel testo: "La Chiave Ermetica (part. II)", trovabile all'interno del blog dedicato alla Regina Immortalis Lilith.

I versetti tradotti dalla Nuova Riveduta aiutano immediatamente a contestualizzare la situazione. Il contesto vede Abramo, patriarca di praticamente tutte le tre religioni monoteiste, al cospetto di un certo Melchisedec.

In questo nostro trattato non entriamo nella diatriba del patriarcato, perché non è questo l'oggetto dell'analisi di questi versetti. La questione che, tuttavia, dovrebbe essere portata all'attenzione della coscienza di chi legge questo testo è la seguente: non si può appoggiare Israele e essere contro il patriarcato, perché di base Israele è costruito su un accordo patriarcale, come si avrà modo di analizzare in questi versetti. Non a caso, come è stato possibile leggere nell'ottimo articolo di Javier André Ziosi, dal titolo: "EBRAISMO E PEDOFILIA. STORIA DI UN RAPPORTO OSCURO DALLE TINTE MESSIANICHE", trovabile nel social dedicato all'Aurora del Favonio; giudei, cristiani e anche mussulmani condividono, in un certo qual modo, un'attrazione "particolare" verso i bambini (lemma ivi usto nel genere neutro).
Tale "intenso interesse" trova le sue origini da questi accordi che in parte verranno trattati in questo non esaustivo passo.

Torniamo ad Abramo ed a Melchisedec e prendiamo il testo masoretico. Melchisedec (in ebraico masoretico מַלְכִּי־צֶדֶק) è così definito:

כֹהֵ֖ן לְאֵ֥ל עֶלְיֽוֹן
Traslitterazione.: "ḵōhên lə’êl ‘elyōwn"
Traduzione.: sacerdote di El più alto


Gli è attribuito l'aggettivo kohen che significa, facciamocelo dire dal vocabolario di ebraico antico Brown-Driver-Briggs:

sostantivo maschile sacerdote (ebraico tardo כֹּהֵן; aramaico כָּהֵין, כַּהֲנָא):
  1. re-sacerdote: ad esempio Melchisedec Genesi 14:18
  2. sacerdoti di religioni diverse
  3. sacerdoti di ordini speciali in Israele:
  4. sacerdoti in Israele הכהנים che portavano l'arca e le trombe
  5. sacerdoti levitici הַכֹּהֲנִים הַלְוִיּם
  6. ecc..., ma il senso non cambia


Il primo significato di choen, che guarda caso rimanda proprio al versetto che stiamo studiando, significa re-sacerdote! Questa qualità non è cosa da poco e il motivo ce lo facciamo dire direttamente da René Guénon, traendo la spiegazione dal suo libro "Il Re del Mondo":

Il nome di Melchisedec, o piuttosto Melki-Tsedeq, non è altra cosa, di fatti, che il nome sotto il quale nella tradizione giudaico-cristiana è espressamente designata la funzione di «Re del Mondo».
Abbiamo un poco esitato ad enunciare questo fatto, che comporta la spiegazione d'uno dei passi più enigmatici della Bibbia ebraica, ma, una volta presa la decisione di trattare questa questione del «Re del Mondo», non ci era veramente possibile di passarlo sotto silenzio. Potremmo riprendere qui la parola pronunciata a questo proposito da San Paolo (Epistola agli Ebrei, V, 11.): «Abbiamo, su questo soggetto, molte cose da dire, e delle cose, difficili a spiegare, poiché voi siete diventati tardi a comprendere»
[...]
Melki-Tsedeq è dunque re e prete contemporaneamente: il suo nome significa «re di Giustizia», ed egli è nel medesimo tempo re di Salem, vale a dire della «Pace»; per prima cosa, ritroviamo dunque qui la «Giustizia» e la «Pace»; vale a dire precisamente i due attributi fondamentali del «Re del Mondo». Bisogna osservare che la parola Salem, contrariamente all'opinione comune, non ha mai in realtà designato una città, ma che, se la si prende per il nome simbolico della residenza di Melki-Tsedeq, può essere considerata come un equivalente del termine Agarttha. In ogni caso, è un errore scorgere in questa parola il nome primitivo di Gerusalemme [...]
Ecco ora in quali termini San Paolo (Epistola agli Ebrei, VII, 1-3.) commenta quello che è detto di Melki-Tsedeq: «Questo Melchisedec, re di Salem, prete del Dio Altissimo, che andò incontro ad Abraham quando ritornò dalla sconfitta dei tre re, che lo benedisse, ed a cui Abraham dette la decima di tutto il bottino; che è innanzi tutto, secondo il significato del suo nome, re di Giustizia, eppoi re di Salem, vale a dire di Pace; che è senza padre, senza madre, senza genealogia, che non ha né principio né fine della sua vita, ma che è in tal modo fatto simile al Figlio di Dio, questo Melchisedec rimane prete a perpetuità».
Ora Melki-Tsedeq è rappresentato come superiore ad Abraham, perché lo benedisse, e, «indubbiamente è l'inferiore che è benedetto dal superiore»; e, dal canto suo, Abraham riconobbe questa superiorità, perché gli dette la decima, che è il contrassegno della sua dipendenza. Si ha qui una vera «investitura», quasi nel senso feudale della parola, ma con la differenza che qui si tratta di una investitura spirituale; e possiamo aggiungere che qui trovasi il punto di giunzione della tradizione ebraica con la grande tradizione primordiale.


Questo stralcio (tratto dal capito VI del fortunato libro dello scrittore, filosofo, esoterista, intellettuale francese) praticamente ci permette indubitabilmente di comprendere quell'appellativo choen, che va oltre il significato semplice di sacerdote. E' qualcosa che riassume in sé una valenza di potere ben superiore all'attuale classificazione comune. E' ciò che oggi potremmo definire Pontifex Maximus nella sua valenza etrusco-romana:

Il pontefice era un sacerdote della Religione romana. L'etimologia della parola pontifex (pontem facere) significa "costruttore di ponti". Il Pontifex era l'artefice di ponti, colui che sa costruire i ponti, attraverso incastellazioni di legno su cui si ponevano le pietre rastremate e infine il cuneo centrale. Il segreto dell'arco su cui si basava la costruzione di ponti e acquedotti, derivava dal popolo etrusco, tramandato attraverso una casta che si trasmetteva l'arte di costruire e di organizzare le cose sacre. Così come il cuneo sosteneva l'arco il pontifex maximus sosteneva l'arco religioso della cura dei vari Dei. Nella Roma più arcaica il re era contemporaneamente il sacerdote, il pontifex maximus. Questo capo dei pontefici divenne il Rex Sacrorum, l'addetto al culto e alle feste religiose, il cui compito principale era quello di indicare e suggerire, alle autorità e ai privati, il modo corretto per adempiere agli obblighi religiosi affinché fosse salvaguardata la Pax Deorum."


Quindi, choen è un appellativo che permette, a chi lo detiene, di essere colui che può comunicare con qualcuno di ancora più in alto. L'unico che può comunicare con questo qualcuno posto nella posizione superiore a tutti gli altri, e ciò lo si deduce dal fatto che Abramo, come ci ha mostrato brillantemente Guénon, va da Melchisedec a prendere la "benedizione" e come, soprattutto, ci mostrano i termini che seguono l'appellativo choen: el elyon.
In ebraico l'El (לְאֵ֥ל) è un termine difficilissimo da tradurre e noi non lo tradurremo. Il punto è che ci sono secoli di diatribe a riguardo. Ciò che sicuramente si può dire è che El è il singolare di Elohim (אֱלוֹהִים). Normalmente entrambi i termini, sia El che Elohim, vengono tradotti con il lemma dio e già questo è abbastanza illogico, grammaticalmente, ma così è. Siccome, come scritto pocanzi, su questi lemmi "particolari" si sono scritti "fiumi di parole" (per citare una nota canzone che sta facendo eslcudere da anni un duo musicale da San Remo), il presente articolo si astiene dal voler entrare di questa annosa discussione. Qui il punto lo si risolve traducendo El e Elohim con ipostasi: dal greco ὑπόστᾱσις, hypòstasis, composto da hypò, «sotto», e stàsis, «stare», quindi «essere sussistente», «sostanza».
Per cui abbiamo El, cioè ipostasi, Elyon (in ebraico עֶלְיֽוֹן).

Diventa pertanto indispensabile capire cosa significa Elyon. Come prima, anche qui ci facciamo aiutare dal nostro vocabolario Brown-Driver-Briggs:

  1. עֶלְיוֺן aggettivo 1 alto; - maschile singolare; 2 superiore, la parte superiore (opposta a quella inferiore); 3 del re davidico esaltato al di sopra dei monarchi
  2. עֶלְיוֺן sostantivo maschile Altissimo, Altissimo (probabilmente = precedente)


Indica, indiscutibilmente, qualcosa che è sopra qualcosa d'altro, qualcosa di altissimo, di più alto di altri. Ora, nell'analisi del testo e considerando che El e il singolare di Elohim, abbiamo che l'El Elyon è l'ipostasi superiore ai suoi pari: le altre ipostasi. Quindi, rianalizzando la funzione di Melchisedec, alla luce di queste informazioni, abbiamo che questo personaggio è il re-sacerdote, cioè il Pontifex Maximus diventato Rex Sacrorum dell'ipostasi superiore rispetto le altre ipostasi. Si potrebbe porre il quesito cosa ci faccia dire che questo El Elyon sia quell'ipostasi superiore alle altre. La risposta la si trova sempre nella Torah (Pentateuco per la tradizione cristiana), nello specifico in Deuteronomio 32:8. Per chi segue i nostri scritti con valenza di Lectio, rilasciati in questa istanza Mastodon dedicata all'Aurora del Favonio, quanto verrà trattato tra poco è già un'informazione acquisita, perché presente nel summenzionato testo "La Chiave Ermetica (part. II)".

Il versetto indicato (32:8) è il seguente:

בְּהַנְחֵ֤ל עֶלְיֹון֙ גֹּויִ֔ם בְּהַפְרִידֹ֖ו בְּנֵ֣י אָדָ֑ם יַצֵּב֙ גְּבֻלֹ֣ת עַמִּ֔ים לְמִסְפַּ֖ר בְּנֵ֥י אֱלוֹהִים׃


Traducibile così (verrà inserita anche la compitazione):

  1. בְּהַנְחֵ֤ל >> bə-han-ḥêl >> Quando divise
  2. עֶלְיוֹן֙ >> el-yō-wn >> colui che sta sopra - il più alto
  3. גּוֹיִ֔ם >> gō-w-yim >> i popoli NON figli di Adam (in questo studio non ci si addentrerà sull'analisi del lemma goyim)
  4. בְּהַפְרִיד֖וֹ >> bə-hap̄-rî-ḏōw >> quando separò
  5. בְּנֵ֣י >> bə-nê >> i figli
  6. אָדָ֑ם' >> ā-ḏām >> d'Adam (anche qui, non si tratterà in questo scritto dalla distinzione goyim vs figli d'Adam)
  7. יַצֵּב֙ >> yaṣ-ṣêḇ >> ha imposto
  8. גְּבֻלֹ֣ת >> gə-ḇu-lōṯ >> i confini
  9. עַמִּ֔ים' >> am-mîm >> degli esseri viventi
  10. לְמִסְפַּ֖ר >> lə-mis-par >> secondo il numero
  11. בְּנֵ֥י >> bə-nê >> dei figli
  12. אלוהים >> ’ĕ-lō-hîm >> delle ipostasi (rimanendo fedeli a quanto abbiamo detto prima in riferimento al termine Elohim)


Va precisato, per rigore esegetico, che il versetto del Deuteronomio qui riportato è quello tratto dal papiro 4QDeutj dei rotoli di Qumran. In effetti la versione standard del testo masoretico termina con: בְּנֵ֥י יִשְׂרָאֵֽל ⇢ figli d'Israele. Ciò che ci porta a preferire il testo del papiro 4QDeutj è che la datazione di quest'ultimo è di molti secoli antecedente alla versione masoretica. In filologia una fonte più antica è sempre da preferirsi ad una più recente, specie se quella recente è dell'alto medioevo (cioè dal IV al X secolo dell'era corrente). Inoltre, la versione dei LXX, che temporalmente è pure lei antecedente rispetto all'edizione masoretica, scrive quel versetto così:

ὅτε διεμέριζεν ὁ ὕψιστος ἔθνη, ὡς διέσπειρεν υἱοὺς Ἀδάμ, ἔστησεν ὅρια ἐθνῶν κατὰ ἀριθμὸν ἀγγέλων θεοῦ.


Quel finale ἀγγέλων θεοῦ (angélōn theoû) è traducibile con: messaggeri di dio. Quindi, la LXX è più in linea con il papiro di Qumran, dicendo che i beneficiari della divisione sono entità sottostanti ad un'ipostasi superiore, che i sapienti alessandrini traduttori del vecchio testamento in greco hanno identificato con il termine greco θεοῦ (dio). Da qui l'inconfutabilità della versione di Qurman.

Tutto ciò ci porta al punto a noi utile. Nel versetto del 32:8 di Deuteronomio è usato lo stesso lemma del versetto 14:18 di Genesi: עֶלְיֹֽון (Elyion), colui che sta sopra, colui che è più in alto. Questo collegamento fa si di fornirci l'informazione che ci permette di asserire che Melchisedec era il Rex Sacrorum in quanto collegato con colui che ha diviso l'Umanità, affidando la gestione di tali parti ad ipostasi meno potenti di lui.

Ciò che è triste, se mi si permette un commento, è che nessuna traduzione italiana di studio riporta correttamente questa versione. Di seguito un elenco delle maggiori traduzioni:
  1. Nuova Riveduta 2020 (quella di solito da noi usata) >> Quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figli d’Israele.
  2. CEI (la versione della chiesa di Roma) >> Quando l'Altissimo divideva i popoli, quando disperdeva i figli dell'uomo, egli stabilì i confini delle genti secondo il numero degli Israeliti.
  3. Nuova Diodi >> Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli di Adamo, egli fissò i confini dei popoli, in base al numero dei figli d'Israele.
  4. TILC (traduzione in lingua corrente) >> Quando il Dio Altissimo assegnò ai popoli la terra, quando distribuì gli uomini nel mondo, segnò i confini delle nazioni e diede a ognuna un dio protettore.


L'unica che si avvicina è la TILC, la traduzione in lingua corrente, che è una traduzione eseguita per cercare di armonizzare le varie tradizioni cristiane, ma non è considerata una versione di studio, anche se presente e acquistabile. Le altre, considerando anche la punteggiatura utilizzata, sono praticamente aderenti al testo masoretico, oltre a cercare di non mettere in risalto il fatto che l'ipostasi superiore esegue divisioni precise.
Tornando al discorso principale; Deuteronomio 32:8 conferma il valore del termine kohen riferito a Melchisedec in Genesi 14:18. Per cui Abramo, il patriarca di ben tre religioni monoteiste la cui distribuzione, oggi, copre più del 50% del territori emersi, è benedetto da colui che realmente può farlo, perché in relazione con quell'ipostasi che ha diviso i territori. Territori che questa ipostasi che sta sopra tutte le altre ha per diritto di legge, e ora lo andiamo a capire meglio.
Il versetto 14:19 di Genesi, infatti, dice (traduzione della Nuova Riveduta 2020): "Benedetto sia Abramo dall’Iddio altissimo, padrone dei cieli e della terra!". Questo è come Melchisedec benedice Abramo. Per capire completamente la questione in esame, dobbiamo rifarci ai versetti sia in ebraico, che in greco. Per questo all'inizio si sono inseriti entrambi. I più attenti, infatti, si saranno già domandati come mai inserirli se, poi, per spiegare il termine elyion non si erano ancora usati. La questione è nel termine קֹנֵ֖ה (qō-nêh) tradotto dalla Nuova Riveduta 2020 con "padrone".
Leggiamo il versetto in ebraico masoretico:

  1. וַֽיְבָרְכֵ֖הוּ >> way-ḇā-rə-ḵê-hū >> e lui (riferito a Melchisedec) benedisse lui (riferito a Mosè)
  2. וַיֹּאמַ֑ר >> way-yō-mar >> e disse
  3. בָּר֤וּךְ >> bā-rūḵ >> benedetto sia
  4. אַבְרָם֙ >> ’aḇ-rām >> Abram
  5. לְאֵ֣ל >> lə-’êl >> da El che traduciamo con ipostasi
  6. עֶלְי֔וֹן >> ‘el-yō-wn >> il più in alto, colui che sta sopra
  7. קֹנֵ֖ה >> qō-nêh >> questo è il lemma tradotto come possessore, ma che poi vedremo in dettaglio
  8. שָׁמַ֥יִם >> šā-ma-yim >> cielo
  9. וָאָֽרֶץ >> wā-’ā-reṣ >> e terra


Il versetto masoretico ci dice esattamente la stessa cosa, in linea generale, della traduzione della Nuova Riveduta. La questione è quel termine ebraico קֹנֵ֖ה (qoneh) che è da comprendere pienamente. Prendiamo la versione della LXX e vediamo come i sapienti ebraici di Alessandria abbiano tradotto quel lemma. Tali savi hanno usato ἔκτισεν (ektisen) creatore, affermando così l'idea del creatio ex nihilo (creazione dal nulla). Effettivamente, la CEI traduce quel versetto così: "Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra"; tenendo fede alla LXX, così da portare avanti l'idea del creazionismo. La questione è che qoneh ha un significato di ottenimento di qualcosa attraverso un atto legale.

Come sempre, facciamocelo dire dal nostro Brown-Driver-Briggs:

קָנָה verbo ottenere, acquisire (ebraico tardo = ebraico biblico; fenicio punico) מקנא, proprietà [di bestiame]; assiro ‡anû, guadagnare, acquisire, Meissn; acquisire, procurare; sabeo קני acquisire, possedere, קני sostantivo proprietà; acquisire, sottomettere; aramaico קְנָא, (acquisire); (acquistare).


Non c'è dubbio che sia una questione legale. Sono tutti verbi: acquisire, acquistare, guadagnare, ecc..., che hanno in sé insito il senso di un contratto, di un accordo di natura legale.
Ora, prendiamo il versetto posto sotto la lente di ingrandimento e inseriamo questa valenza nella traduzione: "Benedetto sia Abram dall'ipostasi più alta che ha acquisito cielo e terra".

I più puntigliosi potrebbero obbiettare che mentre prima si è dato per buona la versione dei LXX, perché propedeutica ad avvallare il papiro 4QDeutj di Qumran, ora si preferisce dare credito all'edizione masoretica, trasformando così le traduzioni come una sorta di banderuola che si gira in base a dove tira il vento. L'osservazione è pertinente e apparentemente veritiera. Il fatto, importante, è che nella scelta della lezione (in filologia, il modo con cui un passo di un manoscritto è stato letto da un amanuense o da un editore e come di conseguenza esso si trova registrato in un manoscritto o in una edizione) migliore, oltre al criterio temporale, si usa anche il criterio di accordo con altre fonti esterne (possibilmente più antiche). Se queste fonti esterne avvallano una lezione temporalmente successiva a quella in esame, questa lezione successiva è da preferirsi a quella precedente. Nello specifico caso, abbiamo il Crizia di Platone del IV a.C. che conferma la versione dei masoreti, smontando l'edizione della LXX. Di seguito si riportano i passi del diaologo del filosofo greco, perché molto indicativi:

Gli dèi infatti un tempo si divisero a sorte tutta quanta la terra secondo i luoghi - non per contesa: sarebbe difatti un ragionamento non giusto pensare che gli dèi ignorino ciò che conviene a ciascuno di loro e che poi, conoscendo ciò che conviene meglio ad altri, avessero cercato di procurarselo per se stessi a forza di contese - ottenendo dunque con sorteggi di giustizia ciò che era loro gradito, prendevano dimora in quelle regioni e, dopo esservisi stabiliti, come i pastori le greggi, ci allevavano beni propri e proprie creature, senza usare violenza sul corpo con la forza fisica, come i pastori che conducono al pascolo le bestie sotto i colpi della sferza, ma nel modo in cui, in particolare, si tratta un animale docile, guidando da poppa, attaccandosi all'anima con la persuasione come un timone, secondo il loro disegno: in questo modo guidavano e governavano tutto il genere umano. Gli dèi, avendo dunque ottenuto in sorte chi questi luoghi chi altri, li amministravano. Efesto e Atena, che hanno una natura comune, sia in quanto fratello e sorella nati dallo stesso padre sia in quanto pervenuti al medesimo fine per il loro amore della sapienza e dell'arte, così ricevettero entrambi un unico lotto, questa regione, come congeniale e naturalmente adatta per la virtù e il pensiero, e avendovi fatto nascere come autoctoni uomini virtuosi, stabilirono nella loro mente l'ordinamento politico [...]


È sorprendentemente palese il discorso del Crizia di Platone qui riportato. Divisione di un qualcosa che c'è già (e quindi non creato da nulla). Divisione, cioè azione volontaria che prevede il possesso giuridico di ciò che c'è e, soprattutto, divisione in base alla propria natura, richiamando quanto - chi ha letto "La Chiave Emertica (part. II)" - ha potuto apprendere.
Inoltre, mostra anche che già al tempo di Platone si sapeva che fossimo manipolati, come fatto correttamente intendere da Stainer, nella sua conferenza menzionata nell'appena indicato nostro lavoro.
Tuttavia, prima di procedere, è d'uopo far comprendere che un passo del genere, scritto da un certo filosofo poco importante (eufemisticamente) circa 100-150 anni prima della LXX, porta ad avvallare la versione del versetto - analizzato poc'anzi - redatta dai masoreti e non quella che si può estrarre della versione greca del vecchio testamento. In questo modo, si è dimostrato perché scegliere una lezione al posto di un'altra.

Tornando allo studio esegetico, dobbiamo riprendere in analisi il versetto 14:18 di Genesi e ritradurre noi la prima parte: "e Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino". Recuperando, in modo differente, quanto detto da Guénon nel suo "Re del Mondo" e ivi riportato sopra. Perché fare ciò? Perché qui ci sono le basi della messa eucaristica e di tutte quelle gnostiche (per chi conoscere il mondo esoterico). La base di quel qualcosa che viene menzionato dall'antroposofo austriaco nella sua conferenza riguardante la "Pentecoste estorica", trovabile nel nostro scritto "La Chiave Emertica (part. II)". La conferma di questa connessione ci viene sempre da Paolo di Tarso (San Paolo) dalla lettere agli Ebrei 7:11 si legge: «Ora, se si fosse realizzata la perfezione per mezzo del sacerdozio levitico — sotto di esso il popolo ha ricevuto la Legge —, che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek, e non invece secondo l’ordine di Aronne?», oltre al già citato versetto di Ebrei 7:17: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec». Il soggetto di questi versetti, ovviamente, è il Nazzareno. Quindi Paolo, colui che più di tutti ha gettato le basi del cristianesimo, in questa sua epistola fa capire che Gesù è dello stesso ordine Melchisedech, e questo ordine è superiore a quello di Aronne, primo sacerdote del popolo ebraico. Vedremo che questo porlo nell'ordine di Melchisedec, più che il pane e il vino, è il vero fulcro del cristianesimo esoterico.


NOTA ⇢ Paolo usò questo stratagemma solo verso gli Ebrei! Proprio per la loro conoscenza di queste cose, sapevano benissimo che l'ordine di Melchisedec è superiore all'ordine di Aronne, loro primo Gran Sacerdote. In questo scritto Paolino si nota tutta la sua formazione farisaica, oltre che la capacità dialogica ellenica. Non a caso aveva doppia cittadinanza


Con questo giochino retorico , di fatto, Paolo ha equiparato la famosa ultima cena, dove il figlio del falegname spezza il pane e distribuisce il vino, al desinare avvenuto in questo versetto che menziona - per l'appunto - il pane e il vino e in cui si avvalla l'alleanza di Abramo all'ipostasi che sta sopra tutti. Per transizione, l'abitante di Tarso, pone Gesù come colui che stipola la nuova alleanza.
Ecco perché non entrare nel merito specifico di questo versetto è come perdersi una fetta della natura iniziatica del cristianesimo. Sarebbe una scelta poco intelligente. Da ciò l'importanza di procedere con un'analisi puntuale dei lemmi ebraici che lo compongono.
In tal guisa prendiamo i versetti più autentici, quelli non vocalizzati, ed immergiamoci più affondo possibile nell'ebraico antico e nei suoi significati etimologici.
La scelta dell'ebraico non vocalizzato è semplice: l'ebraico biblico non è vocalizzato, ma solo consonantico (l'ebraico in generale è consonantico, ma oggi quando viene scritto è immediatamente vocalizzato). Le vocali, che sono rappresentate da punti e simboli sopra le consonanti, sono state aggiunte al tasto biblico successivamente a quando fu scritto: dai sei ai dieci secoli dopo. Per fare un esempio. Prendiamo CRN. Da queste tre consonanti si può ottenere CaRNe, oppure CaRNi, oppure CoRNa, oppure CoRNo, ecc. Cambiando le vocali, si cambia significato delle tre consonanti.
Nel tempo, diverse scuole, tra cui quella masoretica, hanno inserito la vocalizzazione nei testi antichi, spesso in accordo con le loro credenze. Per cui alcuni lemmi sono stati vocalizzati in un modo, altri in un altro; il tutto per confermare le proprie testi e/o per confutare quelle degli altri, di fatto ottenendo sfumature di significato differenti.
A noi, ovviamente, non interessa entrare nel coacervo di vocalizzazioni, non è lo scopo di questo studio. Utile da sapere, oltre al discorso della vocalizzazione, è che i papiri più antichi non hanno neanche la divisione tra versetti e, addirittura, neanche tra le parole. Percuiabbiamoparoleefrasitutteattaccaterendendodifficilelalororealelettura.
Questo veramente a grandi linee, anche se sufficienti a comprendere l'attività di ricerca che faremo sui vocaboli ebraici che compongono il versetto 14:18 di Genesi.

Di seguito il versetto 14:18 di Genesi in ebraico non vocalizzato (notare le differenze con quello vocalizzato masoretico posto all'inizio di questo nostro lavoro):

ומלכי־צדק מלך שלם הוציא לחם ויין והוא כהן לאל עליון


Il primo lemma che troviamo è ומלכי־צדק (si legge da sinistra l'ebraico) tradotto Melchisedec. Nondimeno, Guénon - nella sua opera "Il Re del Mondo" citata nelle battute inziali di questo scritto - ci ha illuminato indicandoci una chiave di traduzione differente: "il nome di Melchisedec, o piuttosto Melki-Tsedeq, [...] significa «re di Giustizia»". Per Guénon, quindi, Melchisedec non sarebbe un vero nome proprio di persona, ma piuttosto un appellativo fatto diventare tale. Cioè, Guénon sostiene la stessa cosa da noi sostenuta, in merito all'appellativo gabriel, nell'analisi esegetica dal titolo: "κεχαριτωμένη (kecharitōmenē) piena di grazia o farsi graziosa? (trovabile nel blog).
Considerando i risvolti imparati nell'appena menzionata analisi esegetica di un termine greco presente nel nuovo testamento, abbiamo deciso di avvallare la tesi dell'esoterista francese e di comprendere cosa significhino i due lemmi ebraici che compongono il nome Melchisedec.
Il primo lemma, non vocalizzato, è questo: ומלכי־ (ū-mal-kî-), la cui compitazione letterale senza vocali è Wav-Mem-Lamed-Kaph-Yod, dove la Wav (ו) - posta all'inizio di una parola - assume la funzione di congiunzione, cioè di "e". Tant'è, che il versetto (sia in italiano, che nella LXX) inizia proprio con la congiunzione "e" (in italiano), καὶ (kai cioè "e") in greco. Tolta, per tale motivo, la Wav dalla parola, rimane Mem (מ), Lamed (ל), Kaph (כ) - nella forma grafica usata al centro della parola - e, per finire, la Yod (י), la cui valenza - a fine parole - indica il possesso di quella cosa. Esemplifichiamo: av (padre) diventa avi (mio padre).
A tal punto, si deve notare che la radice di questa parola MLKY è MLK, che - guarda caso - sono le tre lettere della parola ebraica מלך (me-leḵ - qui con la Kaph [ך] nella forma grafica usata a fine parola) tradotta - di solito - con con il lemma "Re". Quindi, la parte iniziale del nome Melki-Tsedeq, ha come radice le lettere di quel melek tradotto con Re. Ciò avvalla pienamente la tesi di René Guénon.

Compreso che la prima parte ha in sé la radice MLK, più una lettera che indica il possesso, arriviamo alla parte finale צדק (ṣe-ḏeq), la cui compitazione letterale senza vocali è Tsade (צ) -Deleth (ד) - Qof (ק). Tale parola in ebraico significa giustizia, come ci ricorda il nostro vocabolario Brown-Driver-Briggs: "giustizia, nel governo", oltre a identificare il pianeta Giove!
Di conseguenza, l'analisi fin qui condotta dei due lemmi ebraici che compongono il presunto nome proprio Melchisedec, ci portano ad affermare che Guénon ha ragione, essi non indentificano un nome proprio, ma una funzione: Re di Giustizia nella valenza governativa.
Essendo per di più che la parte finale, di questa parola composta, identifica il pianta Giove, con tutte le sue connotazioni mitologiche, ci aiuta notevolmente a comprendere più pienamente il versetto in esame.
Il pianeta Giove, conosciuto sin dall'antichità, ha rivestito un ruolo preponderante nel credo religioso di numerose culture, tra cui i Babilonesi, i Greci e i Romani, che lo hanno identificato con il sovrano degli dei. La grande luminosità di Giove, che lo rende ben visibile nel cielo notturno, lo ha reso oggetto di numerosi culti religiosi da parte delle civiltà antiche, per prime le civiltà mesopotamiche. Per i Babilonesi, il pianeta rappresentava Marduk, il primo fra gli dei e il creatore dell'uomo. L'analogo greco di Marduk era Zeus (in greco antico Ζεύς), che era spesso poeticamente chiamato con il vocativo Ζεῦ πάτερ (Zeu pater, O padre Zeus!). Il nome è l'evoluzione di Di̯ēus, il dio del cielo diurno della religione protoindoeuropea, chiamato anche Dyeus ph2tēr (Padre Cielo). Il dio era conosciuto con questo nome anche in sanscrito (Dyaus/Dyaus Pita).
Questa veloce trattazione delle origini della divinità Giove, ci fa notare alcuni aspetti interessanti, in modo particolare se si tiene a mente che la Torah (il Pentateuco) sembrerebbe essere stata messa per iscritto mentre il popolo ebraico era deportato in Babilonia, venendo influenzato intensamente dalle idee di questo popolo.
L'importanza di questa associazione Giove-Melchisedec risiede nel rapporto che Abramo ha con Melchisedec. Abramo è colui che va a prendere la benedizione e lui era devoto a quella divinità associata al pianeta Saturno (dio Nanna ad Ur, terra origine di Abramo), infatti esso santificava il sabato (giorno dedicato per l'appunto a Saturno). Ma poiché si sottomette a Melchisedec, che in sé porta anche il rimando a Giove dio, dimostra che quella tradizione teologica antica, forse risalente al tempo di Babilonia, ma dall'analisi etimologica di "Giove dio" abbiamo visto che si perde fino nella valle dell'Indo (quindi molto antica), e che attribuiva all'ipostasi associata a Giove un valore più alto delle altre ipostasi identificanti altri astri, è presente nella Torah. Da qui il fatto di poter asserire che Melchisedec è choen di El Elyon!
Sempre questo spunto ci permette di affermare completamente come mai il buon Paolo di Tarso parla di ordine di Melchisedec e ordine di Aronne, permettendoci di riportare alla memoria quanto Steiner abbia insegnato in quella sua conferenza da noi menzionata nello scritto "La Chiave Ermetica (part. II)". Diversi livelli di ipostasi, con diverse esigenze, diverse opportunità offerte a chi le segue e il tutto suggellato da accordi stipulati. Il Crizia di Platone in praticamente 3 parole!
Mi sia concesso anche un appunto di carattere giuridico secondo l'interpretazione del sottoscritto. Secondo chi scrivere, questa sottomissione da parte di Abramo a Melchisedec non vale per i mussulmani. Lo si afferma basandoci su due aspetti:
  1. Ismaele, primo genito di Abramo avuto con la schiava Agar, fu allontano dalla tribù, con la madre, prima di questa sottomissione. Isamele è, nella tradizione, considerato patriarca della religione mussulmana.
  2. Il punto sopra è avvallato dal calendario. I mussulmani continuano a mantenere il calendario lunare, calendario in uso ad Ur, al tempo di Abramo, e associato al dio Nanna. Gli ebrei, oggi, adottano un calendario luini-solare, cioè una via di mezzo tra quello abramitico di Ur, e quello solare tipico - quest'ultimo - proprio dell'ipostasi conosciuta come Zeus/Giove, che poi caratterizzò la società egizio-alessandrino-romana. Il cambio di calendario è proprio un segno giuridico dell'entrata nell'accordo. Non puoi avere calendari differenti se devi commercializzare e/o impostare la società come l'alleanza in cui si entra. Fattore ulteriore che conferma perché i cristiani hanno adottato il calendario solare: Paolo docet!

Ma a noi piace andare oltre!

Lo si ammette, il tutto potrebbe essere terminato qui, con l'avvallo della spiegazione esoterica data da Guénon, dimostrando così la veridicità della storia narrata da Steiner, da noi studiata nell'appena indicato scritto "La Chiave Ermetica (part. II)", oltre ad altri punti toccati in altri nostri lavori. Facendo notare che essendo צדק (ṣe-ḏeq) la parola che identifica anche il pianeta Giove, siamo in presenza anche di un chiaro riferimento all'aspetto maschile (patriarcale), dove un popolo lunare si sottomette ad una tradizione solare; quindi un accordo di sottomissione ad un'ipostasi puramente patriarcale. Da questo fatto l'ipocrisia di definirsi anti patriarcato e professarsi a favore del cristianesimo e/o ebraismo. Come detto in un altro commento: scelte antitetiche e antinomiche conducono all'annichilamento!

Ciononostante, quel termine - MLK (מלך) - a noi fa suonare un ulteriore campanello, perché se si prende il versetto di 2Re 23:10, troviamo quanto segue (tratto dalla versione non vocalizzata):

וטמא את־התפת אשר בגי [בני־ כ] (בן־הנם ק) לבלתי להעביר איש את־בנו ואת־בתו באש למלך׃


Tradotto di solito così (tratto dalla Nuova Riveduta 2020):

Profanò Tofet, nella valle dei figli di Innom, affinché nessuno facesse più passare per il fuoco suo figlio o sua figlia in onore di Moloc.


Di tutto il versetto a noi interessa solo la parola finale למלך (lam-mō-leḵ) che compita, senza vocali, così: Lamed (ל), Men (מ), Lamed (ל) e Kaph (ך), cioè LMLK. Chi è attento ha già intuito: tre, delle quattro lettere, sono identiche alla parola che ci ha fa fatto sorgere i dubbi. La questione è che la prima Lamed (ל), quando posta come preposizione, può assumere il significato di "a" o "per". Quindi in questo caso abbiamo o "per" MLK, o "a" MLK. Sta di fatto che la parola è MLK e ciononostante qui viene tradotta con Moloch, cioè il nome di un dio a cui venivano tributati sacrifici umani di bambini, che, dopo essere stati sgozzati, erano bruciati in olocausto in un fuoco tenuto costantemente acceso in suo onore. A proposito, in un'ansa del Colosseo a Roma c'è una sua statua: Moloch al Colosseo ed è polemica: “Divinità luciferina dove furono uccisi molti martiri cristiani”.

Ma a noi non interessa del perché e del percome c'è una statua a Roma dedicatagli. Non è questa la sede.

A noi importa capire come mai stesse lettere con due traduzioni differenti: Ré e Moloch. Certo, abbiamo detto, nel corso di questa esegesi, che l'ebraico essendo una lingua consonantica, deve essere vocalizzata per dare un significato alla parola. Il punto è proprio qui: siamo sicuri che la vocalizzazione, tardiva, non è stata modificata per non farci pienamente capire qualcosa? Siamo sicuri che da CaRNe si è poi passati a CoRNa (riprendendo il nostro esempio) per depistare il lettore non esperto e/o che non doveva sapere? Cosa vogliono dire, veramente, quelle tre lettere messe assieme?

Nel libro "Note di lessicografia ebraica" il professore orientalista e semitista alla Sapienza di Roma, Giovanni Garbini, non ha dubbi: il termine che in ebraico è identificato dalle tre lettere MLK (מלך) deriva dal termine fenicio molk che significa: olocausto!. Cioè, identifica il nome di un particolare rituale che ha come fine quello di bruciare persone sgozzate. Per estensione, derivante dal potere che aveva colui che eseguiva il rituale, è poi stato attribuito un valore regale nel senso di poter governare, con valenza di comando anche sulla vita dei sudditi.
La stessa Wikipedia, nella pagina dedicata a Moloch, non può esimersi dallo scrivere questo: "Moloch (o Molech o Molekh o Molok o Mal'akh (che significa Re) o Melqart, in ebraico מלך mlk - le nostre lettere, N.d.A -) è il nome sia di un dio, sia di un particolare tipo di sacrificio storicamente associato al fuoco". Deve, la stessa enciclopedia libera, esplicitare: "sia di un particolare tipo di sacrificio storicamente associato al fuoco", di fatto ammettendo che queste tre lettere sono riconducibili a quanto detto dal professore Garbini.
A questo punto Mlk-Tsdq assume tutta un'altra valenza, così come il מלך mlk (Re) di Salem, subito dopo nel versetto. La domanda successiva, notato che צדק (ṣe-ḏeq) - la parte finale del presunto nome Melchisedec - è stata già analizzata e si è arrivati a identificarla con Giustizia, o con Giove; cosa significherà veramente la parola שלם (shalem), la cui compitazioni senza vocali è Shin (ש), Lamed (ל) e Men (ם nella forma grafica di fine parola).
Qui la situazione è complicata, perché questa parola è decisamente inflazionata, a causa della sua possibilità di diverse vocalizzazioni. Comunque, il nostro vocabolario Brown-Driver-Briggs ci fa sapere che la radice della parola deriva anche lei dal fenicio sholm, che significa: completare, soddisfare, soprattutto in nome proprio.
Queste nuove informazioni ci aprono a una nuova visione di questo versetto 14:18 di Genesi. Mettiamo assieme le informazioni fin qui recuperate:

  1. ו >> w >> usata come congiunzione "e"
  2. מלכ >> mlk >> olocausto
  3. י־ >> y >> mio
  4. צדק >> tsdq >> giustizia / Giove
  5. מלך >> mlk >> olocausto
  6. שלם >> slm >> soddisfare (con valenza positiva per chi ha compito l'azione). Per estensione viene inteso con un senso di piena soddisfazione interiore, quindi "pace". Da qui il concetto di Guénon, nel suo libro "Il Re del Mondo", che lo porta a tradurre questa parola con Pace, facendo diventare mlk slm "Re di Pace". A dire il vero, quasi tutti i vocabolari di ebraico fanno questo ragionamento! Noi lo tradurremo con vendetta, perché è un qualcosa che provoca un soddisfazione positiva per chi la compie. Poi sarà chiarò del perché.
  7. הוציא >> verbo, 3° persona singolare tempo perfetto (qatal), egli ha tirato fuori
  8. לחם >> lhm >> il nostro dizionario Brown-Driver-Briggs trova l'etimologia di questa parola in un vocabolo siriano il cui significato è: "per nutrirsi di". In senso figurato, consumare; per implicazione, combattere (come distruzione). La traduzione di questo lemma con "pane" è perciò un'estensione molto estesa di un qualcosa che si consumava mangiando.
  9. ו >> wav >> usata come congiunzione "e"
  10. יין >> yyn >> qualcosa di fermentato e di bevibile. Per estensione viene tradotto con vino
  11. ו >> wav >> usata come congiunzione "e"
  12. הוא >> hûw >> lui
  13. כהן >> khn >> re-sacerdote (trattato prima)
  14. ל >> lamed >> usata come preposizione col significato di (in questo caso) "per"
  15. אל >> El >> ipostasi (trattato prima)
  16. עליון >> Elyon >> più in altro (trattato prima)


Ora, nel tentativo personale di rivedere il presente versetto alla luce di queste informazioni, la traduzione che il sottoscritto farebbe è la seguente:

"E [il] mio olocausto di giustizia, olocausto di vendetta. E il re-sacerdote per l'ipostasi più alta ha fatto portare cibo e bevanda fermentata"


Riletto in questa chiave, il versetto 14:18 di Genesi dice che Abramo ha fatto un olocausto giusto, un olocausto per vendetta. In effetti, se si leggono i versetti antecedenti, tutto torna. Abramo, scoperto che il fratello Lot era stato rapito dall'esercito nemico, aveva organizzato un assalto per recuperarlo. L'attività di recupero sembra andare a buon fine e a quel punto (versetto 17) un qualcuno gli va incontro e lui può proclamare quelle due frasi, frasi che gli consento di arrivare ad avere la benedizione dal choen dell'El Elyon (dal re-sacerdote dell'ipostasi che sta sopra le altre). Pertanto, questa nostra traduzione si accorda con gli eventi narrati prima. Ma perché era così importante arrivare qui?
Prendiamo il termine Mlk-Tsdq; esso compare solo due volte in tutto il vecchio testamento: in Genesi 14:18 e in Salmi 110:4, ove si legge (dalla Nuova Riveduta 2020): "L’Eterno l’ha giurato e non si pentirà: “Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec”. Le stesse parole di Paolo di Tarso: "[...] secondo l'ordine di [...]".
Come abbiamo potuto analizzare assieme, il termine mlk-tsdq non identifica un nome proprio di persona, ma identifica o un carica, se usiamo la versione vocalizzata dai masoreti, oppure un'azione particolare, se si adotta quanto appena studiato assieme. Azione che permette ad Abramo di ricevere la benedizione da parte del re-sacerdote dell'ipostasi più alta. Azione che può tranquillamente stare nella frase: "tu sei sacerdote per sempre, secondo l'ordine di chi compie l'olocausto di giustizia", cioè secondo quell'ordine di presone che eseguono quel tipo di azione e che , guarda caso, ricorda molto quei "sorteggi di giustizia" citati nei versetti del Crizia da noi letti sopra. In questo senso anche le parole di Paolo di Tarso non subiscono modifica nella loro essenza. Chi potrebbe subire un contraccolpo è Guénon, che ha dato per buona la tradizione masoretica con la loro vocalizzazione. Ma poi neanche più di tanto, considerando che il re-sacerdote non viene toccato nel suo rapporto con El Elyion e nel suo donare l'investitura ad Abramo. Ciò che andrebbe rimodulato è l'identificazione del re-sacerdote all'interno di questa particolare vicenda, perché è innegabile che qui c'è un rapporto tra livelli differenti di ipostasi, in cui la più alta, servita e adorata nel centro più importante, benedice quella inferiore. Cosa, però, cambia è il significato di tutta la vicenda!

Per poter ricevere la benedizione Abramo ha dovuto compiere un'azione particolare, un olocausto di giustizia, un olocausto di vendetta (nel senso di occhio per occhio, dente per dente, quindi senza venire meno all'equilibrio). In effetti, se ci si pone dalla parte di chi ha ricevuto l'aiuto di Abramo, esso li ha liberati dalla prigionia, quindi per costoro sicuramente l'olocausto messo in atto dal patriarca biblico, con i suoi 318 uomini, è stato un atto giusto. Un'azione di liberazione che ha portato i suoi frutti positivi. Un'azione che l'ha visto esporsi in prima persona rischiando la sua stessa vita per ottenere tale libertà. Quest'azione l'ha fatto entrare in un'alleanza composta (così sembra leggendo i versetti del capitolo 14 di Genesi proposti dalla Nuova Riveduta 2020) da popoli che avevano scelto la sua stessa modalità: rischiare la propria esistenza pur di difendere la loro libertà.
Da qui il rimando ad un altro personaggio biblico che fece esattamente la stessa cosa: quel Nazzareno di cui Paolo di Tarso dice avere lo stesso ordine. Questa connessione è la vera vena iniziatica del cristiano. Tale collegamento, infatti, lo si ritrova nel nome stesso del cibo usato nella messa cristiana di rito cattolico: ostia; che deriva dal latino hostia, che già nel latino classico designava la materia di un olocausto fatto in onore di una divinità, un olocausto di giustizia!

Il tutto ci serviva per arrivare qui, a comprendere che è nell'esecuzione di un particolare rituale, che ha per base l'offerta di vita, la presenza di un qualcosa gradita alle ipostasi di tutti i tempi e di tutti i gradi e, per chi segue i nostri scritti anche nella parte più esoterica, sa che in questo Rudolf Steiner aveva parlato di un certo prodotto, da lui chiamato amrita, necessaria a qualsiasi grado di ipostasi esistente.
Non a caso se prendiamo il saggio del professore Richard Broxton Onians, "Le origini del pensiero europeo. Intorno al corpo, la mente, l’anima, il mondo, il tempo e il destino", si può apprendere l'importanza ricoperta nei popoli antichi dei liquidi chiari dell'essere umano (es.: sudore, lacrime, liquido sinoviale, sperma, ecc.). Liquidi che, se persi, avevano come effetto quello di far diminuire il livello energetico dell'organismo umano. Questi liquidi, se bruciati, disperdono la loro energia nell'aria, energia che potrebbe essere utile a qualcosa /qualcuno che in questi versetti abbiamo identificato con El Elyon.
Ora diventa veramente chiaro anche perché Paolo di Tarso può dire che Gesù è dello stesso ordine di Mlk-Tsdq: il suo gesto di sacrificarsi (fisicamente) è equiparabile all'olocausto di giustizia messo in atto da Abramo e che ha permesso a quest'ultimo di accedere all'alleanza, mentre al primo di stipularne una nuova (secondo il discepolo dei gentili). Così come diventa palese perché tutte le messe, sia quelle cattoliche/ortodosse, sia quelle gnostiche, richiamino l'offertorio di vita, per mezzo di rimandi simbolici/reali al sangue.
Questi versetti potrebbero dire ancora tanto altro, per esempio aiutarci a determinare chi fosse quel choen di El Elyon, così da riabilitare il nostro esoterista francese, un po' "massacrato" da questa disamina, ma il tutto diverrebbe troppo lungo e noi abbiamo già veramente sforato.
Non cercate conferme negli ambienti canonici, quanto qui scritto non troverà avvallo. Mlk-Tsdq è un nome proprio e un sacerdote, nessuno che segue la canonicità metterà in discussione ciò, non l'ha rilevata neanche Guénon, che con la sua autorità di esoterica tra le più influenti lo avrebbe potuto fare. Ma noi ora sappiamo perché si chiama ostia quel pane usato nella messa della domenica e perché il figlio del falegname può essere dello stesso ordine di Mlk-Tsdq, oltre a fornirci tutte le conferme necessaria a comprendere appieno le parole dell'altro grande esoterista fondatore dell'antroposofia. Un viaggio nei meandri di El Elyon, del Re del Mondo e dei loro veri volti!